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padre Girolamo – lettere

 

 

 

 

2019 – Lettera di Pasqua

 

Dal deserto ad un giardino!

Era il sogno di Dio per l’uomo: lo voleva felice, in comunione con Lui, signore in un giardino dove la creazione era a suo servizio, per il suo bene, ma quel giardino divenne sempre di più un deserto senza vita, ricco solo di egoismo e di violenza. Il perché lo sappiamo e conosciamo anche il desiderio di Dio: non ha rinunciato al suo sogno, l’ha affidato a Gesù e in Lui a ciascuno di noi perché l’umanità di ieri, di oggi e di domani sia davvero il giardino dove gli uomini e le donne di ogni tempo s’impegnano a coltivare fraternità, amicizia, accoglienza, comunione, giustizia, pace: i tanti frutti belli del giardino dove Dio abita con noi e noi con Lui.

Il tempo che viviamo, i giorni della Quaresima, sono quell’occasione propizia e favorevole per dare un’occhiata al giardino e renderci conto delle sue condizioni: di terra incolta e arida o d’opportunità per lo sbocciare di vita nuova! E per cominciare, passeggiando per Brescia, in viale Venezia, mi son fermato al n. 112: ho sbirciato in quel giardino e vi ho trovato dei missionari che continuano a credere a quel sogno di Dio: per quel sogno hanno speso quaranta, cinquanta e più anni in Africa, in America offrendo tutto quello che erano ed ora, anziani, sono testimoni felici di quel mondo nuovo per cui hanno lavorato e sudato. Altri più giovani, cercano con il loro entusiasmo e creatività di condividere con la chiesa locale la passione per la missione, si fanno interpreti di quel rischio sempre forte di lasciare che, in tanti modi, il deserto dell’indifferenza, degli interessi personali, della mondanità, avanzi sempre più nel cuore dell’uomo. La speranza non viene meno: nel giardino qualche buon frutto sta crescendo! Sono le tante persone che si ritrovano per riflettere e aprirsi al mondo: mai neutrali ma profetici seguendo l’esempio di San Paolo Sesto, il papa della missione, di San Oscar Romero, testimone generoso con il suo popolo, di persone che si coinvolgono con i migranti, con i poveri, con gli scartati della nostra società opulenta. E certamente, questi incontri dei giovedì della missione, sono il seme buono per i tanti giardini dove noi abitiamo: le nostre case e parrocchie, i nostri quartieri, la città di Brescia.

Spesso ci sono giovani che si incontrano e che si stanno preparando con assiduità e interesse a partire per conoscere altre esperienze missionarie, per scoprire deserti che stanno diventando giardini in Mozambico, in Uganda, in Etiopia. Non sono il piccolo resto di tempi gloriosi ormai passati, ma il segno di una nuova fioritura che rende viva la speranza della Missione. Ci sono i volti di altri giovani provenienti dall’Africa o da altri continenti, nazionalità differenti, che hanno trovato una casa che accoglie, che aiuta a inserirsi nella società, a trovare un lavoro. C’è Joseph, nigeriano, che ha inventato il suo lavoro: ogni giorno pulisce i marciapiedi in una strada della città, dove passa tanta gente che, attenta al suo lavoro, gli dà una mano. Al sabato e domenica mattina, è su viale Venezia: la sua presenza trasforma il viale in un giardino di solidarietà e di amicizia.

Ma non è finita: nel giardino ci sono anche i volontari che operano nel carcere: si incontrano per programmare il loro servizio verso tante persone che vivono situazioni di deserto, di aridità e stanchezza: anche per loro la vita può fiorire. Nel deserto del mondo, le armi fanno ruggire il loro tremendo boato di violenza e distruzione. Ci sono persone che si ritrovano per informarsi e informare le nostre società, per denunciare questi deserti di crudeltà e di morte. C’è ancora bisogno di far spazio nel cuore di molti per trasformare in giardino tanti angoli incolti ed abbandonati.

Questo è l’invito quaresimale che accogliamo per giungere a contemplare la bellezza del giardino dell’umanità, il nostro giardino, il giardino di Dio, nel giorno di Pasqua! Auguri a tutti!!!

 

P. Girolamo Miante
Missionario comboniano

2018 – Lettera di Natale

Il miracolo del Natale

Betlemme, un villaggio di Palestina e una mangiatoia: il sufficiente per ricordare un’altra parola: Natale. Questo ci basta per gustare insieme quello che vorremo celebrare come dono e novità per la nostra vita. Betlemme, infatti, vuol dire “casa del pane” e quella mangiatoia, nella periferia oscura di una lontana notte, diventa la tavola di un dono unico che riconosciamo come il pane prezioso offerto a tutta l’umanità.

Così quella periferia sconosciuta diventa il centro del mondo che può dare fragranza e freschezza alla vita di tutti. Ecco il miracolo del Natale! I nostri villaggi, le nostre famiglie e comunità, possono essere, oggi, la casa del pane dove il dono di Gesù, pane della vita, diventa il regalo sulle nostre tavole, le mangiatoie d’un tempo, che nutre il nostro impegno di amore e di gioia, dove c’è sempre posto per tutti, fratelli e sorelle in umanità.

Come discepoli missionari, nuovi angeli per i poveri del mondo, ci sentiamo portatori di questa stupenda novità che dà senso al vivere frenetico di molti di noi, potremo far strada insieme ad altri per ritrovarci nella casa del pane, quel pane che cambia la storia e la rende Regno di Dio.

Il Vangelo del Natale ci dà speranza e rinnova la fiducia e l’abbandono in quel Dio che da sempre ci ama e si fa uno di noi: non ci resta che accoglierlo e camminare insieme!

Questo è l’augurio che desidero condividere con tutti voi affinché la passione missionaria che ci abita, diventi lievito per una vita bella, dove sappiamo scoprire il volto di Gesù nel volto di ogni persona, quello o quella della porta accanto! Buon Natale e Buon Anno!

P. Girolamo

 

 

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