la pagina delle riflessioni

domenica 30/08/2020

Così lo spirito missionario si ritempra con la fraternità


Assisi

«Ogni essere umano è amato da Dio ed è perciò “terra sacra”. Noi uomini siamo tessuti di relazione e la fraternità è come il marchio di fabbrica che ci portiamo addosso». Si potrebbe sintetizzare con le parole della filosofa Giuseppina De Simone il senso delle Giornate di formazione e spiritualità missionaria che sono iniziate giovedì e si concludono stamattina ad Assisi. Iniziativa promossa dall’Ufficio nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese e dalla Fondazione Missio che quest’anno – nella sua 18ª edizione – ha dato la possibilità ai partecipanti di seguire i lavoro online. “Tessitori di fraternità” era il tema e i destinatari erano i direttori dei Centri missionari diocesani e le loro équipe, i vescovi incaricati delle Commissioni missionarie regionali, i rappresentanti degli Istituti missionari, gli animatori missionari delle parrocchie e delle associazioni missionarie laicali. Circa duecento i partecipanti da tutta Italia.

«Chi fa esperienza della paternità di Dio – ha detto don Ezio Falavegna, docente di teologia pastorale alla Facoltà teologica del Triveneto – sa apprezzare il volto della diversità in ogni cultura e in ogni fede». «Il dono della fraternità è gratuito e sovrabbondante», ha aggiunto De Simone, docente alla Pontificia Facoltà Teologica del-l’Italia Meridionale. Importante è accettare di «venire trasformati dallo sguardo del diverso».

«La pandemia è stato uno tsunami – ha ricordato suor Alessandra Smerilli, docente di economia politica alla Pontificia Facoltà di scienze dell’educazione “Auxilium” di Roma – ha amplificato le differenze economiche, di genere, lavorative». Ma ha fornito anche lo stimolo per «sguardi nuovi» e la consapevolezza che «dalle crisi se ne esce solo insieme». «Se lo spirito agisce sempre nella vita delle persone, perché non sappiamo leggerlo?», si è domandato don Augusto Barbi, biblista del-l’Istituto Superiore di scienze religiose di Verona, «è mancanza di fede nell’azione di Dio il pensare che le trasformazioni culturali siano negative: la fede ci deve indurre a un ottimismo realista». Mentre per don Armando Matteo, docente di teologia fondamentale alla Pontificia Università Urbaniana di Roma, «l’antidoto all’egolatria e al “narcinismo”, fusione di narcisismo e cinismo, esiste ed è la riscoperta della fraternità, anche tramite l’Evangelii gaudium ». Stamattina gli interventi finali di don Nicola Agnoli, dello Studio teologico San Zeno di Verona, e di don Giuseppe Pizzoli, direttore generale della Fondazione Missio.

(articolo tratto da Avvenire –  link pagina    http://avvenire.ita.newsmemory.com/publink.php?shareid=0fac7b3b2 )

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03/03/2020

Papa Francesco, che “delusione”!
di Alberto Maggi – 22.12.2015

“Sono delusi molti dei cardinali… Sono delusi i vescovi in carriera… È deluso gran parte del clero… Delusi anche i laici impegnati nel rinnovamento della Chiesa e i super tradizionalisti attaccati tenacemente al passato… A tanta crescente delusione, per fortuna, fa da contraltare la crescente soddisfazione di quanti sentono in questo papa l’eco dell’amore del Padre che raggiunge il cuore di ogni uomo, e l’entusiasmo dei poveri, degli emarginati, degli invisibili…”.
All’inizio era solo una discreta mormorazione, poi è diventata mugugno sempre più crescente, e ora, senza più remore, aperto dissenso nei confronti del Papa venuto dalla fine del mondo (e sono tanti che ce lo vorrebbero ricacciare). Papa Francesco in poco tempo è riuscito a deludere tutti. E la delusione si trasforma in un risentimento dapprima covato e ora platealmente manifesto.
Sono delusi molti dei cardinali, che pure lo hanno eletto. Era l’uomo ideale, senza scheletri negli armadi, dottrinalmente sicuro, tradizionalista ma con accettabili aperture verso il nuovo. Avrebbe potuto garantire un periodo di tranquillità alla Chiesa terremotata da scandali e divisioni. Mai avrebbero pensato che Bergoglio avrebbe avuto intenzione di riformare nientemeno che la Curia romana, eliminare privilegi e fustigare le vanità del clero. La sua sola presenza, sobria e spontanea, è un costante atto d’accusa ai pomposi prelati, anacronistici faraoni pieni di sé.
Sono delusi i vescovi in carriera, quelli per i quali una nomina in una città era solo il piedistallo per un incarico di maggiore prestigio. Erano pronti a clonarsi con il pontefice di turno, a imitarlo in tutto e per tutto, dall’abbigliamento alla dottrina, pur di entrare nel suo gradimento e ottenerne i favori. Ora questo papa invita gli ambiziosi e vanesi vescovi ad avere l’odore delle pecore… che orrore!
È deluso gran parte del clero. Si sente spiazzato. Cresciuto nel rispetto rigido della dottrina, indifferente al bene delle persone, ora non sa come comportarsi. Deve recuperare un’umanità che l’osservanza delle norme ecclesiali ha come atrofizzato. Credevano di essere, in quanto sacerdoti, al di sopra delle persone, e ora questo papa li invita a scendere e mettersi a servizio degli ultimi.
Delusi anche i laici impegnati nel rinnovamento della Chiesa e i super tradizionalisti attaccati tenacemente al passato. Per questi ultimi il papa è un traditore che sta portando la Chiesa alla rovina. Per i primi, papa Bergoglio non fa abbastanza, non cambia norme e legislazioni non più in sintonia con i tempi, non legifera, non usa la sua autorità di comandante in campo.
Sono entusiasti di lui i poveri, gli emarginati, gli invisibili, e anche tutti quelli, cardinali, vescovi e preti e laici, che da decenni sono stati emarginati a causa della loro fedeltà al vangelo, visti con sospetto e perseguitati per questa loro mania della Sacra Scrittura a discapito della tradizione. Quel che avevano soltanto sperato, immaginato o sognato, ora è divenuto realtà con Francesco, il papa che ha fatto riscoprire al mondo il profumo del vangelo.

 

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05/11/2018

Le scomode domande. Missione: fessura sull’ingiusto mondo

Federico Tartaglia – 31 ottobre 2018

In questo ultimo giorno d’ottobre 2018 dobbiamo chiederci da cristiani che senso ha avuto celebrare l’Ottobre missionario assieme e attorno a una Giornata mondiale dedicata alle Missioni. Dobbiamo chiederci che senso ha avuto celebrare coloro che a casa dei migranti ci sono andati quando sembra esserci una nazione, un continente, forse anche una parte della Chiesa che si sentono accerchiati da persone migranti che qui vorrebbero arrivare.

La maschera della propaganda, oggi così diffusa nella vecchia Europa, dileggia tutti coloro che parlano di un mondo che dovrebbe essere capito a partire dagli ultimi. Non sono pochi coloro che vorrebbero una Chiesa interessata solo alle anime e non ai corpi. Magari additando il Vangelo…

 

– nel rispetto dei diritti d’autore continua all’indirizzo…  https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/le-scomode-domande

 

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