Unità Pastorale

 
Le 5 Parrocchie che costituiscono l’Unità Pastorale di Piove di Sacco:
 
  • Parrocchia di San Martino Duomo
  • Parrocchia di Sant’Anna
  • Parrocchia della Madonna delle Grazie
  • Parrocchia di Santa Maria Assunta di Piovega
  • Parrocchia di San Paterniano di Tognana
 Il moderatore della Unità Pastorale è Don Giorgio de Checchi

 Il Gruppo facebook dell’Unita’ Pastorale di Piove
Riportiamo di seguito le notizie dal Gruppo Facebook

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2022: artigiani di comunità… nella FRAGILITA’

Sono Antonella, lavoro come coordinatrice infermieristica nel nostro ospedale di Piove di Sacco.
Il mio impegno quotidiano è quello di seguire il personale affidato e l’organizzazione del reparto, affinché il malato e i familiari trovino un luogo accogliente e degli operatori sereni e gratificati.
Accogliere uno sguardo, una parola, un’informazione, un dubbio, un’esclamazione o un’imprecazione, significa capire cosa mi sta dicendo in quel momento quel paziente, quell’utente, quel collega, significa entrare in relazione con lui.
Soprattutto in questo periodo dove la paura, l’incertezza, il carico di lavoro, il rispetto delle regole hanno evidenziato tante fragilità.
Prendersi cura significa ascoltare, capire e assistere ogni persona nella sua unicità, superando le difficoltà che ognuno di noi può avere. L’aiuto per noi cristiani sono le parole di Gesù: «Ama il prossimo tuo come te stesso».
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3 settimane fa
2022: artigiani di comunità... nella FRAGILITA

Sono Antonella, lavoro come coordinatrice infermieristica nel nostro ospedale di Piove di Sacco.
Il mio impegno quotidiano è quello di seguire il personale affidato e l’organizzazione del reparto, affinché il malato e i familiari trovino un luogo accogliente e degli operatori sereni e gratificati.
Accogliere uno sguardo, una parola, un’informazione, un dubbio, un’esclamazione o un’imprecazione, significa capire cosa mi sta dicendo in quel momento quel paziente, quell’utente, quel collega, significa entrare in relazione con lui.
Soprattutto in questo periodo dove la paura, l’incertezza, il carico di lavoro, il rispetto delle regole hanno evidenziato tante fragilità.
Prendersi cura significa ascoltare, capire e assistere ogni persona nella sua unicità, superando le difficoltà che ognuno di noi può avere. L’aiuto per noi cristiani sono le parole di Gesù: «Ama il prossimo tuo come te stesso».

LOTTERIA BEFANISSIMI – ESTRAZIONE BIGLIETTI VINCENTI

Ecco i TRE numeri vincenti della lotteria BEFANISSIMI organizzata dagli ISSIMI04 e dai Giovani della nostra Unità Pastorale!
Numero 615 BLU
Numero 853 GIALLO
Numero 813 VERDE
Nel caso di vincita potete contattarci scrivendo un messaggio nei nostri social oppure scrivendo al numero 3408939721.

L’intero ricavato della lotteria é destinato a finanziare le attività dei giovani e adolescenti delle nostre comunità!
GRAZIE a tutti coloro che hanno desiderato partecipare!
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3 settimane fa

2022: artigiani di comunità… nella FRATERNITA’

Sono Roberto, e insieme a mia moglie Silvia e mia figlia Anna, vogliamo dire GRAZIE a Dio e a voi per il dono della fraternità.
Quanto mi è accaduto il 12 settembre scorso è stata una altalena tra la vita e la morte: quel giorno il mio cuore si è fermato improvvisamente e, dopo alcuni minuti, sono stato rianimato dando inizio a sedazioni lunghe, operazioni rischiose e ricoveri delicati.
Alcune persone ci hanno scritto che sperano che io dimentichi, che noi dimentichiamo presto questa brutta avventura: ecco noi non riusciamo a definirla brutta. Difficile, drammatica, ma non brutta. Certamente nemmeno bella. Però è stata una parte della nostra vita, che certamente avremmo voluto evitare, ma se come ci ricorda San Paolo «tutto concorre al bene», anche questa vicenda ha certamente un senso.
Un altro luogo comune che ci siamo sentiti dire in questi mesi è stato: «Perché proprio a te?», che è l’equivalente di essere arrabbiati con qualcuno perché è accaduto questo fatto. Onestamente non ci siamo mai chiesti il perché. Dio l’ha concessa: deve esserci un senso.
Una notte in ospedale, mi sono svegliato piangendo, non per il dolore alle costole, anche se era lancinante, ma per la gioia del poter ancora piangere, per la contentezza che il giorno seguente avrei visto Silvia e chiedendo a Dio quale fosse il motivo per cui mi aveva tenuto qui in mezzo a voi. Quando sei in un letto di ospedale bisognoso di tutto, ti rendi davvero conto che non siamo niente, se non siamo in una relazione di fraternità con gli altri. Fraternità che può essere in famiglia, con gli operatori sanitari, con gli amici, coi colleghi di lavoro.
E la fraternità delle nostre comunità cristiane. Noi ne parliamo spesso, non sempre però la viviamo. Noi, io, possiamo dire di averla sperimentata concretamente. Quando ho saputo del momento di preghiera per me nella chiesa di Sant’Anna, mi sono commosso: pregare per un fratello è il dono più grande che si possa fare, e voi lo avevate dedicato a me, a noi: ecco la fraternità, ecco lo spirito delle vere comunità cristiane.
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3 settimane fa
2022: artigiani di comunità... nella FRATERNITA

Sono Roberto, e insieme a mia moglie Silvia e mia figlia Anna, vogliamo dire GRAZIE a Dio e a voi per il dono della fraternità.
Quanto mi è accaduto il 12 settembre scorso è stata una altalena tra la vita e la morte: quel giorno il mio cuore si è fermato improvvisamente e, dopo alcuni minuti, sono stato rianimato dando inizio a sedazioni lunghe, operazioni rischiose e ricoveri delicati.
Alcune persone ci hanno scritto che sperano che io dimentichi, che noi dimentichiamo presto questa brutta avventura: ecco noi non riusciamo a definirla brutta. Difficile, drammatica, ma non brutta. Certamente nemmeno bella. Però è stata una parte della nostra vita, che certamente avremmo voluto evitare, ma se come ci ricorda San Paolo «tutto concorre al bene», anche questa vicenda ha certamente un senso.
Un altro luogo comune che ci siamo sentiti dire in questi mesi è stato: «Perché proprio a te?», che è l’equivalente di essere arrabbiati con qualcuno perché è accaduto questo fatto. Onestamente non ci siamo mai chiesti il perché. Dio l’ha concessa: deve esserci un senso. 
Una notte in ospedale, mi sono svegliato piangendo, non per il dolore alle costole, anche se era lancinante, ma per la gioia del poter ancora piangere, per la contentezza che il giorno seguente avrei visto Silvia e chiedendo a Dio quale fosse il motivo per cui mi aveva tenuto qui in mezzo a voi. Quando sei in un letto di ospedale bisognoso di tutto, ti rendi davvero conto che non siamo niente, se non siamo in una relazione di fraternità con gli altri. Fraternità che può essere in famiglia, con gli operatori sanitari, con gli amici, coi colleghi di lavoro.
E la fraternità delle nostre comunità cristiane. Noi ne parliamo spesso, non sempre però la viviamo. Noi, io, possiamo dire di averla sperimentata concretamente. Quando ho saputo del momento di preghiera per me nella chiesa di Sant’Anna, mi sono commosso: pregare per un fratello è il dono più grande che si possa fare, e voi lo avevate dedicato a me, a noi: ecco la fraternità, ecco lo spirito delle vere comunità cristiane.

Commento su Facebook

Grazie Roberto per questa testimonianza vera. Si, dico vera perché è stata anche la mia ,quasi 13 anni fa. È stata sperimentata da me, dalla mia famiglia, dai miei amici e come dici tu, dalla comunità. Noi siamo testimoni della vita, dell'amore , della fede e della speranza ……comunità è unione e come dice un detto: " l 'unione fa la forza" in questo caso la preghiera si è dimostrata tale. Non è per tutti e questo lo sento ma è la vita. Un abbraccio a tutti voi e grazie della tua testimonianza❤🙏🏻

Grazie Roberto , le tue parole sono vere e ci fanno pensare la tua testimonianza sia per tutti un aiuto🙏

Grazie per questo!

Grazie per questa testimonianza !

Tutto vero ma x una moglie che l'ha vissuta penso a te e Anna ma mi sento vicina sopratutto a Silvia. Come sempre mi ripeto vi voglio bene🥰

Grazie mille 🙏

Grazie Roberto. Una testimonianza che fa riflettere.

Auguri di cuore è una esperienza che più o meno abbiano provato anche noi

Queste sono testimonianze da raccontare .

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2022: artigiani di comunità… nella FRAGILITA’

Sono Laura e lavoro nel mondo della disabilità.
Guardando il dizionario, la parola “fragilità” significa “facile alla rottura”. E la società considera fragili gli anziani, le persone con disabilità, gli ammalati, gli “svantaggiati”, gli stranieri…
E una persona fragile ha bisogno di aiuto per affrontare alcune situazioni della quotidianità, altrimenti rischia appunto di “rompersi”.
Credo che ognuno di noi abbia delle fragilità, piccole o grandi che siano, e ognuno di noi, perciò, ha provato sulla propria pelle quelle sensazioni legate alla paura, alla delusione, al sentirsi non adeguati, alla arrendevolezza.
E proprio perché ognuno di noi ha vissuto almeno una volta nella propria quotidianità questo, abbiamo il dovere di aiutare coloro che hanno meno “strumenti” per contrastare il proprio essere fragili.
Certo, per affrontare certe “debolezze” è necessaria una rete di professionisti che supportino la persona e la sua famiglia, per poter garantire un “progetto di vita” concretizzabile e dignitoso.
Ma poi è nella quotidianità che si può fare la differenza. Attraverso piccoli gesti, ognuno di noi si può prendere cura dell’altro e aiutarlo a sentirsi meno “facile alla rottura”: è attraverso l’ascolto, è nella qualità del tempo che gli si dedica, è nel trovare insieme degli strumenti che facilitino il suo agire, è nella parola di conforto, è nel prendersi un pezzo del suo problema e trovare una soluzione per alleggerire il suo bagaglio.
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3 settimane fa
2022: artigiani di comunità... nella FRAGILITA

Sono Laura e lavoro nel mondo della disabilità.
Guardando il dizionario, la parola “fragilità” significa “facile alla rottura”. E la società considera fragili gli anziani, le persone con disabilità, gli ammalati, gli “svantaggiati”, gli stranieri…
E una persona fragile ha bisogno di aiuto per affrontare alcune situazioni della quotidianità, altrimenti rischia appunto di “rompersi”.
Credo che ognuno di noi abbia delle fragilità, piccole o grandi che siano, e ognuno di noi, perciò, ha provato sulla propria pelle quelle sensazioni legate alla paura, alla delusione, al sentirsi non adeguati, alla arrendevolezza.
E proprio perché ognuno di noi ha vissuto almeno una volta nella propria quotidianità questo, abbiamo il dovere di aiutare coloro che hanno meno “strumenti” per contrastare il proprio essere fragili.
Certo, per affrontare certe “debolezze” è necessaria una rete di professionisti che supportino la persona e la sua famiglia, per poter garantire un “progetto di vita” concretizzabile e dignitoso.
Ma poi è nella quotidianità che si può fare la differenza. Attraverso piccoli gesti, ognuno di noi si può prendere cura dell’altro e aiutarlo a sentirsi meno “facile alla rottura”: è attraverso l’ascolto, è nella qualità del tempo che gli si dedica, è nel trovare insieme degli strumenti che facilitino il suo agire, è nella parola di conforto, è nel prendersi un pezzo del suo problema e trovare una soluzione per alleggerire il suo bagaglio.

2022: artigiani di comunità… nell’accoglienza!

Mi chiamo Paola e da qualche mese svolgo il mio servizio in chiesa nell’accogliere i fedeli all’ingresso.
Il mio compito primario è quello di vigilare sulle norme che la situazione sanitaria ci impone: indossare correttamente la mascherina, sanificare le mani, rispettare le distanze di sicurezza.
Ma a queste regole si sono aggiunti i sorrisi “mascherati”, gli sguardi di simpatia, le
parole sussurrate sottovoce.
È cominciato così un particolare percorso di accoglienza, di conoscenza, di partecipazione, un modo per conoscerci, per vivere assieme il momento della Messa, per un abbraccio di sguardi, una consapevolezza di essere feriti, fragili, vulnerabili come non avremmo mai pensato di essere.
Questa pandemia ha cambiato il nostro modo di vivere e può diventare un’opportunità per tutti noi per realizzare una unità di vita in una convivenza fra diversi.
Ripartire con più tenacia, guardare al futuro insieme con nuovo coraggio ed entusiasmo: lo dobbiamo fare anche e soprattutto per i nostri figli e per i figli dei nostri figli.
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3 settimane fa
2022: artigiani di comunità... nellaccoglienza!

Mi chiamo Paola e da qualche mese svolgo il mio servizio in chiesa nell’accogliere i fedeli allingresso.
Il mio compito primario è quello di vigilare sulle norme che la situazione sanitaria ci impone: indossare correttamente la mascherina, sanificare le mani, rispettare le distanze di sicurezza.
Ma a queste regole si sono aggiunti i sorrisi “mascherati”, gli sguardi di simpatia, le
parole sussurrate sottovoce.
È cominciato così un particolare percorso di accoglienza, di conoscenza, di partecipazione, un modo per conoscerci, per vivere assieme il momento della Messa, per un abbraccio di sguardi, una consapevolezza di essere feriti, fragili, vulnerabili come non avremmo mai pensato di essere.
Questa pandemia ha cambiato il nostro modo di vivere e può diventare unopportunità per tutti noi per realizzare una unità di vita in una convivenza fra diversi. 
Ripartire con più tenacia, guardare al futuro insieme con nuovo coraggio ed entusiasmo: lo dobbiamo fare anche e soprattutto per i nostri figli e per i figli dei nostri figli.

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Bravi ragazzi-e.

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