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padre Benito – lettere

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2019 – Lettera pasquale

 

Celebro oggi, 7 Aprile, il 57.mo anniversario di ordinazione sacerdotale. Il fatto ebbe luogo a Padova , nella basilica del Santo per mano di mons. G. Bortignon.. Fu un giorno grande e bello, ovviamente, per un giovane che si preparava all’evento con oltre dieci anni di preghiera e di studio. Era l’inizio di una vita tutta spesa al bene della chiesa; della chiesa del Sudan soprattutto (45 anni). Ecco il nucleo del mio pensiero: il bene della chiesa. Quindi come prete ero, e sono, tenuto a vivere con la tensione di ottemperare a questa missione, che non significa altro che consegnare a tanti fratelli e sorelle che avrei incontrato, dal 1962 ad oggi, il dono della salvezza operata da Gesù Cristo con la sua Pasqua di morte e di resurrezione. Strumento e canale attraverso il quale doveva e deve arrivare a tanti fratelli l’amore salvifico del Salvatore. Ho battezzato tanto il Africa, bambini e adulti; ho, cioè, innestato, con il mio ministero, tanti fratelli al Cristo vivo, tralci alla Vite. E questo mi dà soddisfazione, anzi grande gioia: la mia vita non è stata inutile. Della mia vita di prete il Signore si è servito, come di uno strumento inadeguato (“Siamo servi inutili”, ci ricorda il Signore).

Qui a Verona, con l’età che avanza e non fa sconti, e con una salute traballante, mi resta la possibilità di sedermi al confessionale, due-tre ore al giorno, e sentirmi ancora prete della chiesa, in grado di trasmettere a tanti fratelli e sorelle di Verona e paesi della provincia, preti suore e laici, il perdono del Signore, cioè i frutti della Pasqua del Signore.

Quale può essere la conclusione pratica che lascio agli amici di Piove? Quello di non dimenticare che per il nostro battesimo, preti o laici che siamo, tutti  siamo tenuti a renderci, con l’aiuto di Dio, strumenti o canali, affinché i Beni della salvezza giungano a tanti, a quanti avviciniamo nel nostro quotidiano. Questo significa, in primis, essere missionari. Lo spostarci in paesi lontani per l’Annuncio, è bello e qualificante, ma non è essenziale. Perciò, per quel che mi riguarda: missionario in Sudan, o confessore a Verona, la mia missione sostanzialmente è sempre la stessa.

Chiudo porgendo auguri vivissimi di una gioiosa e santa Pasqua. 

P. Benito

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