padre Benito – lettere

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Auguri pasquali 2020

Cari amici,
faccio fatica a immaginare che ci troviamo a Pasqua, quest’anno, con tutto il marasma di disagio sanitario che ci circonda e, di conseguenza, con le restrizioni che saggiamente ma anche dolorosamente ci vengono inculcate. Come missionario, se ricordo i tanti anni trascorsi in missione, in Sudan, dove per l’occasione della Pasqua eravamo oberati da tante belle e sante attività (pensate solamente alle decine, talvolta centinaia di battesimi amministrati ad adulti) viene da piangere. Ma questa è ormai storia. Oggi mi trovo a Verona in questa bella chiesa dove le due attività principali sono la costante adorazione al Signore e le confessioni sacramentali. Ebbene, a causa dell’epidemia in corso, siamo chiamati alla inerzia, alla non celebrazione dell’Eucaristia e del sacramento della Penitenza. Ne soffro sicuramente, ma alzo gli occhi al cielo, al Signore della storia che conduce la nostra piccola storia per vie spesso anomale e inattese. E solo così trovo pace e serenità.
La stessa festa della santa Pasqua che celebriamo domani ci trova perplessi per il semplice fatto che non possiamo gridare dall’altare: Cristo è risorto, e scambiarci con una stretta di mano gli auguri pasquali. Tutto strano dal nostro punto di vista umano; ma tutto bello se con occhi di fede vediamo all’opera la Provvidenza di Dio, che sa trarre dal male, cioè, per noi oggi, dalla pandemia del coronavirus, un bene che sicuramente sorpassa le nostre aspettative e immaginazioni. Mettiamoci allora in questa prospettiva, quella di Dio, e festeggiamo anche se in tono minore, ma con grande fede nel Risorto, la Pasqua del Signore in questo anno di grazia 2020.
Io, piovese, avrò presente nella celebrazione eucaristica tutti voi, assieme alle vostre famiglie. La Madonna della Grazie, la nostra Madonna, che ha goduto intensamente per la resurrezione del Figlio Gesù, comunichi a noi una briciola della sua gioia pasquale.
A tutti auguro una serena e gioiosa BUONA PASQUA.   P. Benito Buzzacarin

Natale 2019

Mattina e pomeriggio di tutti i giorni entro in confessionale per offrire il perdono del Signore. Questa è la finalità della mia presenza in questa rettoria in centro città di Verona. In aggiunta, qui teniamo l’adorazione eucaristica diurna, pure tutti i giorni. A me, in questo personale contesto, Roberto fa richiesta affinché io offra un pensiero, un augurio, un auspicio in occasione del prossimo Natale. Lo faccio volentieri con il pensiero rivolto alla mia missione qui, oggi.
Maria ha preparato al Figlio di Dio una casa, il suo grembo verginale. L’ha accolto, e nel Natale  l’ha donato alla umanità, grata. E la Chiesa ha cantato le lodi di Maria il giorno dell’Immacolata, grata per il dono del Figlio. Io prete e confessore offro il mio contributo a tanti fratelli e sorelle affinché anche loro dispongano il loro cuore, vero grembo, ad accogliere il Signore Gesù in santa letizia, generosamente disposti, poi, a offrirlo, a renderlo visibile, con la loro vita bella e coerente, ai loro fratelli. Vera missione quella di ciascun battezzato che vuole celebrare davvero il Natale cristiano.
Ma un pensiero mi cruccia mentre esprimo questo mio pensiero. E parlo dei confessori. Siamo rimasti in pochi. Molto pochi, e mi guardo attorno qui nella chiesa veronese (non diversa da quella di Padova). Numero di preti sempre più esiguo, e quei pochi, ancora in attività, oberati di tante responsabilità che li sfiaccano; per cui sedersi in confessionale diventa, per loro, una realtà quasi eccezionale. Lo dimostra il fatto dell’accorrere alla nostra rettoria di laici, religiose e preti, che vengono a cercare il perdono del Signore. Di qui scaturisce la mia preghiera, auspicio che auguro affinché tanti Piovesi facciano proprio: Gesù, il Salvatore, susciti nella chiesa di Padova, nella parrocchia di Piove, giovani generosi e buoni che consacrino la loro vita al Signore, alla Chiesa per prendere il posto ai tanti preti anziani e stanchi, che non possono più amministrare la misericordia del Signore nel sacramento della penitenza. Vuole essere, questo, il mio augurio e la mia preghiera per questo Natale; un regalo che chiediamo a Gesù Bambino tutti insieme.

BUON NATALE!!! P. Benito Buzzacarin

Pasqua 2019

Celebro oggi, 7 Aprile, il 57.mo anniversario di ordinazione sacerdotale. Il fatto ebbe luogo a Padova , nella basilica del Santo per mano di mons. G. Bortignon.. Fu un giorno grande e bello, ovviamente, per un giovane che si preparava all’evento con oltre dieci anni di preghiera e di studio. Era l’inizio di una vita tutta spesa al bene della chiesa; della chiesa del Sudan soprattutto (45 anni). Ecco il nucleo del mio pensiero: il bene della chiesa. Quindi come prete ero, e sono, tenuto a vivere con la tensione di ottemperare a questa missione, che non significa altro che consegnare a tanti fratelli e sorelle che avrei incontrato, dal 1962 ad oggi, il dono della salvezza operata da Gesù Cristo con la sua Pasqua di morte e di resurrezione. Strumento e canale attraverso il quale doveva e deve arrivare a tanti fratelli l’amore salvifico del Salvatore. Ho battezzato tanto il Africa, bambini e adulti; ho, cioè, innestato, con il mio ministero, tanti fratelli al Cristo vivo, tralci alla Vite. E questo mi dà soddisfazione, anzi grande gioia: la mia vita non è stata inutile. Della mia vita di prete il Signore si è servito, come di uno strumento inadeguato (“Siamo servi inutili”, ci ricorda il Signore).

Qui a Verona, con l’età che avanza e non fa sconti, e con una salute traballante, mi resta la possibilità di sedermi al confessionale, due-tre ore al giorno, e sentirmi ancora prete della chiesa, in grado di trasmettere a tanti fratelli e sorelle di Verona e paesi della provincia, preti suore e laici, il perdono del Signore, cioè i frutti della Pasqua del Signore.

Quale può essere la conclusione pratica che lascio agli amici di Piove? Quello di non dimenticare che per il nostro battesimo, preti o laici che siamo, tutti  siamo tenuti a renderci, con l’aiuto di Dio, strumenti o canali, affinché i Beni della salvezza giungano a tanti, a quanti avviciniamo nel nostro quotidiano. Questo significa, in primis, essere missionari. Lo spostarci in paesi lontani per l’Annuncio, è bello e qualificante, ma non è essenziale. Perciò, per quel che mi riguarda: missionario in Sudan, o confessore a Verona, la mia missione sostanzialmente è sempre la stessa.

Chiudo porgendo auguri vivissimi di una gioiosa e santa Pasqua. 

P. Benito

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