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p. Girolamo – la sua vita da missionario

 

Padre Girolamo incontra papa Francesco

 

Padre Girolamo racconta la sua vita da missionario –

Sono stato per la prima volta in Africa nel dicembre 1985: ho vissuto dieci anni in Togo, nell’Africa Occidentale. Sono stato, poi, per cinque anni nello Zaire/Congo Kinshasa per cinque anni e dal 2009 fino all’inizio del 2017 sono ritornato nel Togo. Realtà diverse, affascinanti da una parte, cariche di problemi e di sofferenza dall’altra.
Il Togo, un piccolo paese di 56.000 kmq, 7 milioni di abitanti circa, sul Golfo di Guinea, antica costa degli schiavi, nell’Africa occidentale. I Missionari Comboniani vi sono giunti nel gennaio 1964, l’evangelizzazione era comunque iniziata alla fine dell’800 da parte dei missionari Verbiti tedeschi. La nostra presenza ultracinquantenne, ci ha visti lavorare in modo particolare in una regione in cui la religione tradizionale, il vodù, era ed è molto radicata nella gente. L’annuncio del Vangelo ha offerto una più grande libertà per aprirsi ad un Dio Padre di misericordia e di amore. Un cammino lungo che ha portato buoni frutti con una chiesa locale fiorente, ricca di vocazioni, che sta cercando di crescere e di diventare protagonista della sua vita. Molti giovani hanno scelto la vita consacrata come esperienza concreta del loro impegno cristiano. Giovani del Togo, del Benin e del Ghana, i due paesi confinati, hanno scelto la vita comboniana e sono missionari del Vangelo in Africa e in America Latina. Nel mio servizio ho lavorato per lunghi anni accanto a questi giovani in cammino vocazionale. Allo stesso tempo ho coordinato il nostro lavoro missionario di evangelizzazione, di animazione missionaria e di promozione umana nei tre paesi dove siamo presenti: il Togo dapprima e dal 1974: il Benin e il Ghana.
Il Togo da più di cinquant’anni vive in un clima dittatoriale, una presidenza che si tramanda da padre in figlio, con una parvenza di democrazia che paralizza da anni la crescita e lo sviluppo del paese. Un paese povero, una ricchezza in mano a pochi, una popolazione giovane senza futuro, che cerca di uscire da questo ingranaggio di morte con tanta fatica. Eppure, c’è voglia di vivere, non c’è rassegnazione, sui volti traspare un desiderio denso di speranza. Credo che il bello della nostra vita missionaria sia quello di condividere il sogno di libertà e di fraternità che l’annuncio del Regno vuole imprimere nel cuore di tutti.
I due paesi confinanti hanno percorso negli ultimi decenni un cammino che ha portato ad una democrazia reale anche se c’è ancora tanta strada da fare per vincere povertà e ingiustizia, corruzione dilagante e offrire lavoro per tutti. La Chiesa si fa voce profetica dei più poveri, sta in mezzo alla gente, risveglia le coscienze per una testimonianza autentica del Vangelo accolto e vissuto.

Altra realtà lo Zaire/Congo Kinshasa. Vi sono arrivato nel luglio del 1996 in un clima di tensione e di grande incertezza. Eravamo, infatti, all’ultimo anno del dittatore Mobutu, fuggito all’incalzante entrata nella capitale dell’uomo forte di turno: Laurent Désiré Kabila: era il 17 maggio 1997.
Lo Zaire viene ribattezzato: Repubblica democratica del Congo ma “il democratico” si fa ben fatica a vederlo. Nulla è cambiato, anzi ci si trova, ancor oggi, in una situazione politica, sociale, economica disastrosa: le elezioni presidenziali alla fine di quest’anno sono un’attesa unica e irreversibile per il futuro del paese. Un paese ricchissimo, un sottosuolo con un’immensità di ricchezze naturali e un popolo non povero ma misero. E’ un’ingiustizia a cielo aperto. La Chiesa è l’unica forza capace di denunciare il male e di proporre cammini per giungere ad una svolta che ridia vita ad uno dei paese più grandi dell’Africa per estensione e densità di popolazione.
E’ una terra bagnata dal sangue dei martiri, locali e missionari, che ha il coraggio di lottare e di testimoniare la forza del Vangelo, di gridare la voglia di giustizia e di democrazia che portiamo come diritto di una vita degna di essere vissuta. Con i giovani in formazione missionaria, con le comunità cristiane, ho condiviso la speranza di un qualcosa di nuovo ancora lontano ma sempre presente, la fatica del quotidiano pieno d’incertezza e privo del minimo necessario, lo scoraggiamento di tanti giovani in cerca di un futuro migliore. La strada è ancora lunga….

Tutto questo ha riempito il cuore della mia vita missionaria. Il trovarmi, in questo momento in Italia, non è un’interruzione della missione. La missione continua, il condividerla con le persone che incontro, diventa occasione di sentirci insieme chiesa in uscita, chiamata e farsi carico dei problemi e delle sofferenze di tanti, di coloro che vengono tra noi cercando fraternità e accoglienza. Anch’io missionario sono stato accolto, ho trovato cuori e porte aperte, gioia per vivere e camminare insieme! Vale la pena di continuare così.

P. Girolamo Miante

La comunità comboniana di Brescia

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